Non tutti i supereroi indossano una divisa, ma alcuni indossano indumenti molto coprenti: sono coloro che cercano di raggiungere temperature sempre più basse per scoprire proprietà della materia che in condizioni normali non vedremmo. Tra i pionieri della corsa al freddo va attribuita una menzione d’onore a Heike Kamerlingh Onnes, fisico olandese che per primo, nel 1908, riuscì a ottenere l’elio liquido, concludendo una gara che era cominciata un secolo prima e aveva reclamato la salute di molti. Per aver raggiunto questo obiettivo, e in generale per il suo lavoro sulla fisica del freddo, Onnes fu premiato col Nobel per la fisica nel 1913.

Molti Nobel nella storia sono stati attribuiti grazie a una scoperta fortuita, o a un particolare colpo di genio; non è questo il caso. L’obiettivo di Kamerlingh Onnes fu raggiunto a Leida con un lavoro lungo, faticoso sistematico e tramite uno dei primi progetti di ricerca collaborativa su ampia scala, simile ai moderni progetti di ricerca, in cui un team di studiosi, assistenti e tecnici viene formato specificamente per operare su determinati macchinari. Il grande lavoro di progettazione, costruzione e comunicazione guidato da Kamerlingh Onnes conferì a Leida il monopolio delle basse temperature per decenni.

Totalmente inaspettata fu invece la scoperta di un altro fenomeno legato alle basse temperature scoperto incidentalmente da Kamerlingh Onnes nel 1911: la resistività elettrica nel mercurio crollava istantaneamente al di sotto di una certa temperatura. A questo fenomeno, totalmente imprevisto per i fisici dell’epoca, fu dato il nome di superconduttività; nessuno dei contemporanei di Kamerlingh Onnes lo seppe inquadrare in una teoria coerente, e una spiegazione soddisfacente, basata sulla fisica quantistica, fu data soltanto molti decenni dopo.

Oggi le applicazioni della superconduttività sono irrinunciabili dal punto di vista, tra le altre cose, della tecnologia medica e della ricerca in fisica, in quanto sono gli unici in grado di produrre e sostenere grandi correnti e grandi campi magnetici necessari per gli acceleratori di particelle e la risonanza magnetica. Sono stati anche scoperti superconduttori ad “alte temperature” (dove “alto” è un termine relativo, s’intende), che però pongono sfide tecnologiche non indifferenti. Forse Kamerlingh Onnes non sarà uno scienziato da magliette e citazioni, ma senz’altro la fisica studiata nel suo laboratorio ha tracciato alcune vie fondamentali della ricerca moderna.

 

Fonti

 

Questa è la storia stra-ordinaria di una donna che con niente in mano se non la sua voglia di imparare, scoprire, mettersi in gioco, ha raggiunto la vetta della Conoscenza, riconosciuta da tutti non una ma ben due volte. È l’esempio di dedizione totale alla materia di sua competenza. È la storia di Marie Curie.

Quando Maria Skłodowska prese quattro vestiti e un materasso e partì alla volta di Parigi, probabilmente non immaginava neanche lontanamente che nel giro di poco più di dieci anni avrebbe ottenuto il suo primo premio Nobel; sicuramente non immaginava di potersi innamorare di un gentil signore di nome Pierre, con il quale condividerà lavoro e sentimenti. Non immaginava che un giorno, a distanza di oltre ottant’anni, ci saremmo appassionati ancora alla sua storia.

Marie Curie è stata pioniera nel campo della radioattività. A dir la verità è stata pioniera in molte cose: prima donna a vincere un premio Nobel (fisica) nel 1903, prima donna a insegnare alla Sorbona, prima scienziata in assoluto a vincere un secondo primo Nobel (chimica) nel 1911 e infine prima donna a essere tumulata al Pantheon di Parigi per meriti propri.

La storia scientifica di Madame Curie è nota ai più, quella che il più delle volte passa in sordina è la sua storia personale, indissolubilmente legata alla prima ma lasciata da parte quasi fosse poco importante. E invece sapere che per studiare il più tempo possibile Marie era capace di non mangiare per giorni, che per risparmiare qualche franco rinunciava a comprarsi il carbone per scaldarsi durante i freddi inverni parigini e che pur di seguire i suoi ideali e sogni si è ritrovata suo malgrado criticata da tanti, è importante per capire perché Marie Curie ha lasciato il segno nella Storia.

Ripercorrendo le sue vittorie e la sua vita a tratti molto travagliata, Serena Fabbrini vi racconta la storia di una donna che ha veramente scardinato i canoni della presenza femminile nel mondo accademico, diventando esempio per quelle tante donne che dopo di lei si sono dedicate alla Scienza.

 

UN FILM: Marie Curie, the courage of knowledge (2017) https://www.mymovies.it/film/2017/mariecurie/

UNA CANZONE: Army of Lovers, The ballad of Marie Curie (1993) https://www.youtube.com/watch?v=cHOOhkkrnM8

E TANTI LIBRI:

Marie Curie (2017), Autobiografia, Castelvecchi.
Marie Curie, Irene Curie, Eve Curie (2013), Lettere, Edizioni Dedalo.
Eve Curie (1988), Vita della signora Curie, Arnoldo Mondadori.
Marco Ciardi, Marie Curie. La signora dei mondi invisibili, Hoepli.
Gabriella Greison (2017), Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo, Bollati Boringhieri.

June 24, 2019

S01E02 - Mister X

Quando Wilhelm Conrad Röntgen, con la coda dell’occhio, vide un tenue bagliore verde svilupparsi dove non se lo aspettava, Alfred Nobel era ancora in vita e la fisica classica ottocentesca sembrava ancora reggersi in piedi. Eppure quel fenomeno, non solo mai riconosciuto da altri ma nemmeno mai previsto prima di allora, stava per scatenare una serie di esperimenti e riflessioni che avrebbero contribuito alla grande rivoluzione scientifica del Novecento, e che si sarebbero rivelate fondamentali per l’assegnazione di almeno una mezza dozzina di premi Nobel successivi.

Röntgen per primo descrisse una nuova specie di raggi invisibili, che noi avremmo conosciuto come raggi X; dalla sua scoperta derivarono gli esperimenti che portarono alla rivelazione della radioattività naturale, e quelli che avrebbero decretato la natura dei raggi X come parte dello spettro di onde elettromagnetiche.

Il percorso con cui Röntgen giunse alla scoperta che lo avrebbe reso famoso, così come il suo rapporto con le ricadute (scientifiche e non) dei raggi X sono fatti, possiamo proprio dirlo, di luci e ombre. Il carattere di sperimentatore puro tipico di Röntgen gli permise di indagare a fondo il fenomeno, fino a capire senza ombra di dubbio di avere a che fare con qualcosa di nuovo e sbalorditivo, che altri prima di lui avevano avuto l’occasione di vedere, ma non ne erano stati capaci; allo stesso modo gli impedì non solo di prevederne gli sviluppi e le implicazioni concettuali, ma perfino di accettarle.

I raggi X ebbero un impatto immediato e profondo sulla medicina del Novecento, specialmente in ambito diagnostico e chirurgico, salvando un numero incalcolabile di vite e procurando così un innegabile beneficio all’umanità, così come auspicato da Alfred Nobel; tuttavia presto si venne a scoprire che così come potevano salvare vite, potevano anche accorciarle, causando un danno silenzioso e crescente nei tessuti dei corpi viventi.

Nella cultura di massa i raggi di Röntgen, con la loro capacità di penetrare la carne e mostrare lo scheletro, divennero la controparte oscura e della fotografia e del cinema, che proprio in quegli anni si stavano guadagnando visibilità nella cultura di massa. Wilhelm Conrad Röntgen, premiato col Nobel nell’anno uno del Novecento, non fu il primo fisico del ventesimo secolo, bensì l’ultimo dell’Ottocento, e fra tutti i dinamitardi fu forse il più riluttante.

Tocca a due fisici, Marcello Barisonzi e Silvia Kuna Ballero, narrare vita e opere del primo premio Nobel per la fisica, dalla gioventù di studente non proprio brillantissimo alla prima storica radiografia di una mano con anello, fino a giungere a una celebrità che gli rimarrà sempre più scomoda.

Bibliografia:

  • Giorgio Cosmancini, “Röntgen”, Rizzoli (1984)
  • Pino Donizetti, “I cacciatori d'ombre: storia della radiologia dall'invenzione di Rontgen alla moderna schermografia di massa”, Arnoldo Mondadori Editore (1978)
  • Massimo Polidoro, "Trucchi e segreti del paranormale", Muzzio Editore (1999)
  • Robert T. Lagemann, “New light on old rays: N rays”, American Journal of Physics 45, 281 (1977); doi:10.1119/1.10643
  • Josepha Laroche, "Les prix Nobel, sociologie d´une élite transnationale", Editions Liber
  • https://psi-encyclopedia.spr.ac.uk/articles/william-crookes
  • http://www.juliusrontgen.nl/en/familie/niet-de-beroemde/
June 1, 2019

S01E01 - Ur-Nobel

Inauguriamo Dinamitardi!, la serie sui premi Nobel dell’inizio del XX secolo, con un volo introduttivo su storia, luci e ombre del premio Nobel, presentato da Massimo Sandal, divulgatore scientifico, e Marcello Barisonzi, fisico. Quando Alfred Nobel muore, il 10 dicembre 1896 a San Remo, ben pochi si aspettavano che lasciasse le sue enormi fortune a favore di un premio per chi conferisse il “maggior beneficio all’umanità”. Nobel, ricchissimo imprenditore nel settore delle armi e inventore di esplosivi, tra cui la celebre dinamite, voleva riscattare la sua reputazione di “mercante di morte” - o almeno così dice la leggenda. Ma forse Nobel non si aspettava di aver dato vita, con il suo testamento, all’onorificenza più alta dell’umanità. I Nobel dovevano essere un semplice incentivo al benessere dell’umanità. Ogni anno da ormai da più di un secolo, invece, il Nobel scandisce il ritmo delle scienze, concedendo il più ambito dei premi a un massimo di tre ricercatori per disciplina. Sono diventati un’unità di misura del prestigio delle accademie e delle nazioni, oggetto di compravendite, scambi e favoritismi dietro le quinte. Protetti da un meccanismo di selezione segreto e impenetrabile, che rilascia i propri archivi solo dopo cinquant’anni.

Oggi però la medaglia del Nobel splende meno brillante. Sono parecchie le contraddizioni di un premio ormai invecchiato rispetto allo sviluppo della scienza e società contemporanea. Il Nobel premia la scienza, eppure è una cerimonia che ha tutta la liturgia di una consacrazione religiosa. Premia l’impresa intellettuale più democratica, sociale e collettiva dell’umanità, ma lo fa scegliendo arbitrariamente un massimo di tre individui per disciplina. Crea un’immagine gerarchica della ricerca scientifica, guidata di una élite di inarrivabili geni su cui si posano i riflettori, ma aggancia volti e persone alle opache discipline scientifiche, volti e persone a cui tutti possiamo fare riferimento. Queste contraddizioni sono sì un problema per l’immagine della scienza. Ma sono anche il sale del Nobel, che ci inducono a parlarne e discuterne ogni anno senza annoiarci.

Ringraziamo il Tascabile per averci dato il permesso di ripubblicare parte di un articolo di Massimo Sandal.

Musiche orginali di Gianmaria Aprile/Luminance Ratio.

May 21, 2019

Teaser

In questo breve frammento in anticipazione della prima puntata, Massimo Sandal ci racconta la sensazione mistica del primo contatto con un Premio Nobel...

April 6, 2019

I Dinamitardi - Trailer

ZANG TUMB TUMB con queste parole esplosive, militaresche, composte durante la Battaglia di Adrianopoli, Filippo Tommaso Marinetti metteva simbolicamente fine alla Belle Epoque.

La Belle Epoque, quel periodo della storia moderna che va dal 1871 al 1914, viene solitamente considerata come un’epoca d’oro, un tempo di pace e prosperità, l’apice della civiltà europea prima della catastrofe della Grande Guerra. Come tutti i ricordi velati di nostalgia, quest’idea della Belle Epoque è illusoria: la pace tra le nazioni era venata da continue tensioni e dispute internazionali; i due paesi “ultimi arrivati” sulla scena europea, Italia e Germania, sgomitavano per prendere il posto al tavolo delle potenze imperiali già stabilite, Inghilterra, Francia e Russia; i capi di stato maggiore si impegnavano alla corsa verso nuovi e più devastanti armamenti, frutto delle nuove scoperte scientifiche. Protagonista di questa corsa fu una famiglia di industriali svedesi, di cui sentiremo molto parlare in seguito...

Se nelle alte sfera della politica regnava la tensione, il popolo non stava a guardare: il socialismo e l’anarchia promettevano alla nuova classe sociale dei proletari urbani un futuro radioso di fratellanza e prosperità per tutti. Un futuro che però poteva arrivare solo attraverso la presa violenta del potere; giovani uomini senza nessuna speranza decisero di immolarsi per l’Idea Anarchica; decine di attentati terroristici per colpire importanti figure di stato, che spesso coinvolsero innocenti passanti. Agli attentati seguì una repressione poliziesca dura, spietata ma anche ampiamente sproporzionata.

In questo clima non propriamente idilliaco, anche il mondo della scienza era in crisi: le nuove scoperte del XIX secolo avevano spinto la scienza classica, deterministica, ai suoi limiti concettuali. Fenomeni come l’esistenza di sostanze radioattive, e di nuove forme di energia ad esse collegate, non potevano essere spiegati con le teorie scientifiche classiche. Occorreva modificare radicalmente la "vecchia visione" per poter illustrare il mondo presente.

Questo podcast, intitolato “i dinamitardi”, vuole rendere omaggio a 10 scienziati della generazione della Belle Epoque, 10 Premi Nobel che fecero “brillare” la scienza del tempo, spianarono montagne concettuali ritenute invalicabili, ed aprirono un varco verso la scienza contemporanea.

Bibliografia

Barbara W. Tuchman, “The Proud Tower: A Portrait of the World Before the War, 1890-1914”

Ringraziamo Gianmaria Aprile - Luminance Ratio per la colonna sonora.