Così come duplice è la natura delle forze che spingono il percorso di Planck, tra amore per la vecchia fisica e apertura al progresso, così non poteva che essere duplice questa puntata. Planck si trova a dover affrontare il problema del corpo nero, che deve coniugare termodinamica ed elettromagnetismo; e per risolverlo deve cedere alla concezione atomica di Boltzmann, pur rimanendo restio a riconoscere che quegli oscillatori risonanti che generano lo spettro del corpo nero sono proprio i tanto vituperati atomi.

Planck non lo sa, ma questo è l’inizio della fine: la fisica classica, sotto la spinta di innovatori riluttanti come lui e più entusiasti come Einstein, sta per cedere sotto l’impeto della rivoluzione quantistica. Sempre più scienziati si rendono conto che il quanto elementare d’azione – la nuova entità da lui introdotta per giustificare lo spettro del corpo nero – ha delle applicazioni che possono rendere conto e unificare tanti fenomeni per i quali si arrancava a trovare una spiegazione: l’effetto fotoelettrico, la struttura atomica, la fisica del mondo microscopico. 

Questi successi, che consolideranno l’immagine di Planck come autorità scientifica e figura di riferimento (non solo accademica, ma umana) e che saranno premiati con il Nobel per la fisica nel 1918, saranno presto contornati da ombre ed eventi funesti. Planck, uomo di Stato, allo Stato fedele, non concepisce una reazione al nascente Reich e all’antisemitismo che piaga il mondo scientifico della Germania tra le due guerre, se non in termini di temporeggiamenti e compromessi. In questo modo finisce sia per irritare il Reich, da cui cerca di mantenere l’indipendenza finché può all’interno del suo Istituto Kaiser-Wilhelm, sia per entrare in contrasto con gli ebrei allontanati dai loro posti di lavoro e poi costretti a fuggire dal Paese. 

La disgrazia di Planck culminò nella perdita dell’ultimo figlio rimasto in vita, giustiziato per aver attentato alla vita di Hitler, e nella distruzione della sua residenza durante i bombardamenti di Berlino. Ma rispetto ad altri, che vuoi per convinzione, vuoi per opportunismo aderirono alla filosofia del Terzo Reich diventandone esponenti a tutti gli effetti, Planck mantenne comunque una sua integrità, che nei brevi anni tra la guerra e la morte gli valse l’intitolazione dell’ex Kaiser-Wilhelm, ora chiamato Max Planck Institute.

Nel corso della puntata discutiamo anche dell’evoluzione delle unità di misura, definite a partire dalla realtà umana, frammentate in Italia durante la parcellizzazione del territorio nazionale conseguente alla caduta dell’Impero Romano, riunite da Napoleone; e di come si sia proceduto a negli ultimi tempi a un’unificazione svincolata da fenomeni antropomorfi o legata a fenomeni terrestri, basata sulle costanti universali della fisica. Proprio come avrebbe voluto Planck.

 

Fonti:

  • John L. Heilbron, I dilemmi di Max Planck (1988), traduzione di Riccardo Valla, ed. Bollati Boringhieri
  • Philip Ball, Al servizio del Reich: come la fisica vendette l'anima a Hitler (2015), traduzione di Daniele A. Gewurz, ed. Einaudi
  • Michele Calvano, Sheldon Lee Glashow racconta Max Planck (2010), La Repubblica – L’espresso
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